Occhio, Malocchio, prezzemolo e... NO!

Bentornati su Peekee, il vostro pianeta eno-astronomico preferito! Con il nostro ultimo post, abbiamo analizzato assieme la figura del sommelier, in maniera decisamente più "storica". Se non lo avete fatto, vi consigliamo di dare una letta!

Scritto il 07 Aprile 2020 da Team peekee
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Bene, a noi!

Oggi non parleremo di persone, non parleremo di Napoleone e nemmeno di Asdrubale!

Oggi parleremo di un particolare "modo di dire", che tutti quanti conoscono... o meglio, credono di conoscere!

Quante volte avete sentito dire la parola "infinocchiare“ ? Sicuramente tante, specialmente da parte di persone più anziane.

Ecco, dovete sapere che in passato non esistevano le belle ed eleganti degustazioni moderne, bensì osterie e bettole presso le quali, in caso di necessità, poteva esser recuperato anche del vino (ancora assai dalle DOC e DOP).

Sovente l'oste furbacchione, nel tentativo di vendere del vino rancido ad uno dei suoi numerosi avventori (che immaginiamo fossero già ubriachi da un po'), addirittura allo stesso prezzo di quello più buono, era solito accompagnare al calice un piatto a base di finocchio.

E sapete perché?

Il finocchio crudo ha la capacità di alterare i sapori che la nostra lingua può riconoscere!

E di conseguenza, nessuno dei clienti riusciva ad accorgersi che il vino servito fosse effettivamente di qualità scadente. Da qui, la parola "infinocchiare".

Morale della favola?

Se state bevendo buon vino, lasciate perdere il finocchio.

Speriamo di incontrarci nuovamente su peekee!