La Sardegna è unica e non teme di esserlo.

Le Cantine di Orgosolo tra storia, natura e buon vino.

Scritto il 26 Agosto 2020 da team peekee
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Nel 1981 Fabrizio De Andrè pubblica, all’interno dell’album “L’Indiano”, “Hotel Supramonte”. Il brano si ispira ai mesi di prigionia cui il cantautore genovese e la compagna Dori Ghezzi furono costretti, per opera di banditi locali, nelle desolate boscaglie della Barbagia. Faber, che fa la sua prima conoscenza con l’isola sarda a fine anni ‘60, rimane profondamente colpito dall’incontaminata verginità delle terre che, in un certo senso, rivede anche nelle persone. Coglie nel popolo sardo una civiltà non ancora deturpata dal progresso consumistico che sta cambiando i connotati del resto del paese: è gente autentica, dalle spalle robuste, che marcia in “direzione ostinata e contraria” e antepone il valore dello spirito a quello della moneta.

Come i vecchi Indiani del west americano (da qui il nome dell’album sopracitato), anche i pastori sardi sono portatori di una cultura differente da quella dominante e, in questo senso, conoscono la vera libertà e con essa la dura repressione di chi non accetta quella diversità. L’esperienza del rapimento, seppur traumatica, non fa altro che consolidare questa sua visione: una volta libero, dichiarerà pubblicamente di aver compreso le ragioni profonde – dunque non solo meramente economiche – dell’agire meschino dei suoi sequestratori, vittime di una condizione di marginalità che lui stesso ha potuto osservare da vicino. De Andrè finisce per sviluppare, negli anni trascorsi in Sardegna, un crescente interesse per l’allevamento e l’agricoltura arrivando persino a prendersi una pausa dall’attività musicale per potervisi dedicare a pieno. Dirà che quella terra, così arida e selvaggia, impone all’uomo sforzi intensi senza restituire in cambio frutti rigogliosi, ma che “ti appaga e non lascia spazio alle inquietudini”. “Vivere questa dimensione è il modo più semplice ma anche il più profondo di vivere questa terra.”

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Se Faber è uno dei più grandi artisti del nostro paese, noi abbiamo deciso di prendere in prestito i suoi occhi per osservare meglio i lineamenti di un territorio unico, fiero della sua unicità, che vi vorremmo brevemente raccontare.

Il Supramonte, aspro e risoluto, rifugio e nascondiglio per chi ne conosce i segreti, vigila fedele sulla città di Orgosolo (l’accento si ritrae di una sillaba nella pronuncia sarda), cospicua famigliola di quattromila anime che abita la storica regione nord-orientale della Barbagia di Ollolai. Qui il bianco delle rocce calcaree e il verde del sottobosco dominano gli orizzonti.

L' orizzonte del Supramonte

La città si presenta come una sorta di museo a cielo aperto: l’affresco murale è il segno distintivo del suo popolo che, aggregandosi nel pieno del clima delle contestazioni del ‘69, ha utilizzato i muri delle proprie case, chiese, botteghe per raccontare di una profonda fede pacifista. Addentrandosi nelle viette del paese, i colori e la schiettezza degli affreschi costringono a fermarsi per un momento e riflettere sulle scomode verità che portano con sè.

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Scendendo ai piedi del centro abitato, un’insegna dietro un cancello bianco porta il nome della nostra meta: Cantine di Orgosolo

Nate nel 2007 per opera di un gruppo di piccoli vignaioli riuniti in società, si presentano come la somma delle tante differenti esperienze produttive dei soci. Tutti parimenti impegnati nella selezione delle migliori uve Cannonau - il vitigno a bacca nera simbolo della produzione vinicola dell’Isola - hanno il comune obiettivo di produrre artigianalmente un vino rosso autentico, complesso, specchio della tradizione del luogo.

Le Cantine di Orgosolo

La passione, genuina, è accompagnata da grande tecnica e attrezzature di nuova concezione;

le uve raccolte a mano arrivano alla cantina all’interno di piccole cassette e, avvenuta la seconda selezione dei grappoli (la prima è effettuata in vigna), vengono trasferite all’interno della macchina pigiadiraspatrice. Qui gli acini vengono delicatamente staccati dai raspi e spremuti: l’uva pigiata viene inserita in vinificatori da 50 hl dove, con aggiunta di ridottissime dosi di metabisolfito (5 grammi/q.le), prende avvio la fermentazione per opera di lieviti autoctoni. In fase di fermentazione viene effettuato un attento controllo della temperatura; la stessa attenzione viene riposta nelle fasi dei rimontaggi e delle follature, assicurandosi che la massa di vinacce e mosto sia esposta alla giusta ossigenazione.

Dopo un periodo di 2 o 3 settimane il processo di fermentazione può dirsi concluso e si procede con svinatura e successiva pigiatura “dolce” delle vinacce. A seconda del pregio del risultato, i mosti sono trasferiti all’interno di contenitori in acciaio inox, cemento o legno. Il vino, giunto ormai al suo stadio evolutivo finale, viene fatto riposare dai 3 ai 12 mesi per poi essere messo in commercio.

vini orgosolo

Con la speranza di aver trasmesso al lettore almeno un pò della curiosità e del desiderio di scoperta che questa terra e questa cantina hanno suscitato in noi di peekee, non ci resta che lasciarvi con “un invito all’Hotel Supramonte” e alle Cantine di Orgosolo.

Di seguito il link che rimanda ad una più dettagliata storia e descrizione dei vini offerti dalla cantina.