Le certificazioni DOC DOCG e IGT in Italia

Vi siete mai chiesti nulla riguardo le certificazioni vinicole, specialmente quelle più presenti sulle bottiglie che solitamente avete abitudine di consumare?

Scritto il 13 Maggio 2020 da Team peekee
DOC wine

Cari amici di peekee, ben ritrovati!

Vi siete mai chiesti nulla riguardo le certificazioni vinicole, specialmente quelle più presenti sulle bottiglie che solitamente avete abitudine di consumare?
Che cosa significhino, perché siano state ideate, se indichino in qualche modo la qualità di un vino.

Se la risposta è sì, beh... continuate pure a leggere!

Partiamo quindi dalla cosa più importante, il fondamento della nostra chiacchierata:
Quali e quante siano le certificazioni vinicole.
Ecco, di seguito vi elenchiamo gli acronimi utilizzati per indicarle

  • IGT
  • DOC
  • DOCG

Immaginiamo vi starete chiedendo cosa significhino.
Per rispondere a questo altro quesito, vediamo di approfondire le caratteristiche di queste 3 certificazioni vinicole, lasciando però che un'importante premessa illumini la strada ancora un poco buia, necessaria per poter proseguire nel discorso che abbiamo intenzione di portare avanti.

I vini vengono classificati secondo diversi parametri, principalmente per colore, sistema di vinificazione e metodologia produttiva.
In Italia, per tutelare il patrimonio enologico legato al territorio, sono nate le certificazioni vinicole: dei veri e propri marchi di qualità che indicano la provenienza dell’uva.
Queste certificazioni sono state riconosciute anche dall’Unione Europea e sono tutte controllate da un disciplinare di produzione approvato con decreto ministeriale (per i vini DOC e DOCG).

Come potete vedere, quindi, la loro nascita è stata quasi una necessità.
Era (ed è tuttora) importantissimo tutelare qualsiasi tipo di legame strettamente riferito al territorio, specialmente in tempi passati, dove prevalere su un qualsiasi tipo di commercio avrebbe dato frutti molto molto prosperi.
Ma non solo; l'importanza che avrebbero assunto lo Stato ed il prodotto sarebbe sicuramente risultata molto più imponente.
Infatti, come scritto poco sopra, vennero riconosciute persino dall'Unione Europea.

red wine

Purtroppo però, nonostante la loro grandissima fama, non tutti ne conoscono sempre il significato e/o l'utilizzo. 

Beh, ora iniziamo quindi ad analizzarle nell'ordine proposto sopra.

IGT

Con la sigla "IGT" ci riferiamo a "Indicazione Geografica Tipica".
Come per ogni certificazione, un vino necessità di specifici requisiti per poterla ottenere.
Andiamo a scoprire quali sono!

I requisiti di base per il riconoscimento di un vino IGT è riservato ai vini la cui produzione avviene nella rispettiva indicazione geografica, le uve da cui è ottenuto provengono per almeno l'85% esclusivamente da tale zona geografica, con indicate le caratteristiche organolettiche.
L'IGT è importante in quanto è il primo gradino che separa il vino senza indicazione (generico) dal vino con indicazione.

Dal 2010 la classificazione IGT è stata ricompresa nella categoria comunitaria IGP (così come la DOCG e la DOC nella DOP).

Questa categoria comprende i vini prodotti in determinate regioni o aree geografiche (autorizzate per legge), secondo un disciplinare di produzione; essi possono riportare sull'etichetta, oltre all'indicazione del colore, anche l'indicazione del o dei vitigni utilizzati e l'annata di raccolta delle uve.

La menzione IGT può essere sostituita dalla menzione Vin de pays per i vini prodotti in Valle d'Aosta, e dalla menzione Landwein per i vini prodotti nella provincia autonoma di Bolzano.

Generalmente in questa categoria rientrano i vini prodotti in territori molto estesi (tipicamente una regione ma anche zone provinciali molto grandi). È opportuno precisare inoltre che, a volte, la collocazione di un vino tra gli IGT è dovuta sia a scelte commerciali, sia all'impossibilità, per la loro composizione (vitigni utilizzati o altro aspetto del processo produttivo), di rientrare nei disciplinari delle zone di produzione a DOC e DOCG.

wine sunrise

DOC

La sigla "DOC" sta per "Denominazione di Origine Controllata".

Essa certifica la zona di origine, delimitata della raccolta delle uve utilizzate per la produzione del prodotto sul quale è apposto il marchio.
Questo è il simbolo apposto sul prodotto che lo identifica, per cui possiamo avere diversi marchi con lo stesso acronimo doc. Esso viene utilizzato per designare un prodotto di qualità e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse all'ambiente naturale ed ai fattori umani e rispettano uno specifico disciplinare di produzione approvato con decreto ministeriale.

Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con la dicitura DOC. Il marchio fu ideato negli anni cinquanta dall'avvocato romano Rolando Ricci, funzionario dell'allora ministero dell'Agricoltura.
La denominazione di origine controllata fu istituita con il decreto-legge del 12 luglio 1963, n. 930, che si applica anche ai vini "Moscato Passito di Pantelleria" e "Marsala".

Dal 2010 la classificazione DOC, così come la DOCG, è stata ricompresa nella categoria comunitaria DOP.

Esempi vini DOC:

DOCG

La "DOCG" indica la "Denominazione di Origine Controllata e Garantita".

La categoria dei vini DOCG comprende i vini prodotti in determinate zone geografiche nel rispetto di uno specifico disciplinare di produzione. La procedura per il riconoscimento delle denominazioni è profondamente cambiata dal 2010 in seguito all'attuazione della nuova normativa europea (Reg. Ce 479/2008, "Nuova OCM Vino", recepito in Italia con il Decreto Legislativo 61 dell'8 aprile 2010 in vigore dall'11 maggio 2010). Tra le altre cose, la nuova legge ha portato in sede comunitaria la prerogativa di approvazione delle denominazioni, mentre precedentemente si procedeva tramite Decreto Ministeriale. Da allora la classificazione DOCG, così come la DOC, è stata ricompresa nella categoria comunitaria DOP.

grapes

Le DOCG sono riservate ai vini già riconosciuti a denominazione di origine controllata (DOC) da almeno dieci anni che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici e che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale e internazionale.

Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; l'esame organolettico inoltre deve essere ripetuto, partita per partita, anche nella fase dell'imbottigliamento. Per i vini DOCG è infine prevista anche un'analisi sensoriale (assaggio) eseguita da un'apposita commissione; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con il marchio DOCG.

Inoltre, la legislazione prevede che le DOCG abbiano facoltativamente (sulla scorta di quello che succede da secoli in Francia con la classificazione legale, di tipo gerarchico-qualitativa, dei cru) un'ulteriore segmentazione in alto in sottozone (comuni o parti di esso) o microzone (vigneti o poco più) ovvero la menzione geografica aggiuntiva. In Italia, vi sono alcune DOCG (ad esempio il Barolo) che prevedono questa segmentazione che va considerata come classificazione a sé, ovvero la punta della piramide qualitativa.

Il nome della DOCG è indicato obbligatoriamente in etichetta e consiste semplicemente o nel nome geografico di una zona viticola (ad esempio Barolo, comune in provincia di Cuneo o Carmignano, comune in Provincia di Prato), o nella combinazione del nome storico di un prodotto e della relativa zona di produzione (ad esempio Vino Nobile di Montepulciano, il nome con cui è noto storicamente il vino prodotto a Montepulciano, in provincia di Siena).

Esempi di DOCG Marchigiani:

Abitanti eno-astronomici, che dire!
L'Italia vanta sicuramente un fiume di vini incredibilmente buoni, incredibilmente pregiati e incredibilmente.... Beh, buoni!

E oggi che avete qualche nozione in più sulle certificazioni vinicole potete fare due cose:

  1. Iscrivervi alla facoltà di chimica, imparare a fare i controlli e bere gratis
  2. Brindare assieme alla vostra famiglia, seduti al tavolo di casa, lasciando ai cervelloni i controlli.

Qualsiasi scelta farete sarà sicuramente la migliore!

Buona bevuta, a presto!